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Franco Simone

www.francosimone.it

 

Franco Simone e Claudia Koll presentano il CD "Guarda le mie mani" -

RAI 1 - 15 gennaio 2009

 

Franco Simone al programma di Paola Perego - RAI 1 - 2 marzo 2011

2010 -Teatro Star Rose Academy

 

Il canto  

La solitudine è uno dei peggiori mali che affliggano l’umanità e i giovani costituiscono la fascia d’età maggiormente a rischio in questo senso.

Comunicare è bello, anzi indispensabile. Avere bisogno degli altri è meraviglioso, come meraviglioso è il fatto che gli altri abbiano bisogno di te.

Il canto offre una delle forme privilegiate di espressione e di comunicazione. Non a caso il canto corale rappresenta una delle più antiche e frequentate forme di aggregazione, per la sua insita capacità di far sentire a tanta gente, nello stesso momento, le stesse emozioni, gli stessi ideali.

Cantare è anche una delle cose più semplici, al di là delle proprie capacità vocali: si possono esprimere cose bellissime anche senza essere Mina o Luciano Pavarotti. La nostra società però, essendo infarcita di compromessi, ipocrisie e falsità, ha reso complicata una delle forme artistiche più dirette e immediate, il canto, appunto. Di conseguenza, cantare con naturalezza, che dovrebbe costituire un punto di partenza, è diventato una mèta.

Il piacere del canto, perché comunque di piacere si tratta, non esclude però un percorso fatto di approfondimento e impegno.

Agli uomini non è consentita alcuna vera gioia che non preveda anche dei momenti di sacrificio. Il risultato finale, però, proprio per questo, può essere ancora più esaltante: solo chi ha visto il buio può apprezzare il valore della luce.

Molto superficialmente si può pensare che per essere dei buoni cantanti basti una bella voce; non è così: esistono voci bellissime che comunicano solo mediocrità e negatività. Esistono invece voci apparentemente meno sontuose che, con discrezione, ma anche con determinata semplicità, sanno arrivare all’anima.

Già… l’anima! In sintesi ogni espressione artistica è degna di essere ritenuta tale se sa arrivare all’anima. Il risultato finale, nell’incontro tra pubblico ed artista, deve essere quello di una conquistata unità spirituale: ad un certo punto non deve esserci più separazione ideale tra il cantante (o l’attore, o il ballerino…) e il pubblico, il quale, entrato in sintonia con l’artista, canta, recita, balla con lui e, quando applaude o grida “bravo”, è come se lo dicesse a se stesso. Quando questo succede vuol dire che sono cadute tutte le barriere che negano la vera comunicazione e non ha nemmeno senso parlare di umiltà o presunzione: il pubblico e l’artista prendono semplicemente atto di una realtà che sfiora il soprannaturale.

“Lasciarsi andare” mentre si canta: ecco una bella realtà! Probabilmente la differenza tra veri artisti e sedicenti tali risiede proprio in questa semplicissima regola: la capacità di lasciarsi andare, che non vuol dire abbandonarsi agli istinti peggiori, ma, più propriamente, avere accumulato una tale conoscenza della tua persona e del mondo che ti circonda, una tale padronanza dei tuoi mezzi e delle meravigliose possibilità offerte dalla vita, che ti viene spontaneo esprimerti col canto, con la stessa naturalezza con cui respiri.

Dicevo prima dei vizi di espressione causati da certa nostra “civiltà”: è tristissimo vedere dei ragazzi che, quando salgono su di un palcoscenico, si sforzano di usare sfacciatamente tutte quelle scorciatoie che possono portare al successo facile.

Il successo: ecco la parola chiave su cui convergono meriti, ma anche enormi miserie. Il successo, per essere davvero ritenuto tale, non può prescindere dalla qualità del tuo percorso. Il machiavellismo può avere senso in politica, forse, ma non nel mondo dell’arte: arrivare sgomitando, usando ogni mezzo, a qualunque costo, è semplicemente vergognoso, è semplicemente non artistico.

Il successo, indubbiamente bello da raggiungere, può dirsi tale solo se arriva come naturale conseguenza di quello che sai fare.

L’espressione del canto è talmente personale e insieme misteriosa da permettere a chiunque di trovare un suo modo, assolutamente unico, inconfondibile. In questo senso è utile, ma anche rischioso l’uso che si può fare dei modelli artistici. Un vero modello è quello che ti stimola a migliorarti, a studiare, a trovare una tua dimensione. Un uso distorto dei modelli, invece, porta a quella inqualificabile moltiplicazione di replicanti senz’anima di personaggi baciati dalla fortuna: è inutile ribadire l’inconsistenza artistica di tanti che in scena ripetono meccanicamente gesti, modi ed espressioni vocali copiati da artisti già consacrati dalla fama.

C’è chi pretende che l’espressione artistica debba essere asettica in quanto a tensione morale: si dice, troppo spesso, che l’artista deve solo rappresentare, senza dare un giudizio a quello che sta rappresentando. Nulla di più ingannevole: per cominciare, non esiste rappresentazione che non comporti un giudizio personale, inoltre, in un momento storico come il nostro, in cui il cosiddetto “villaggio globale” ha frammentato e mescolato ogni espressione umana, l’artista non può lasciarsi scappare l’opportunità di dare una propria lettura a tutto quello che osserva, investendo di naturale moralità ogni sua espressione.

Naturalmente un docente non deve imporre nulla; deve solamente identificare e stimolare le doti artistiche, evidenti e spesso nascoste, di ogni allievo. Lo sviluppo di ogni personalità artistica è sempre intrigante e pieno di meraviglie: basta solo trovare e percorrere la propria strada.

Giovanni Paolo II ha segnato un prima e un dopo nel mondo dell’espressione artistica. Prima di Lui gli artisti erano stati chiamati spessissimo a portare il loro contributo fondamentale nella costruzione del bello. La novità del grande Papa, che tanto continuiamo ad amare, è stata quella di saper parlare agli artisti “dal di dentro”, essendo stato Lui stesso un artista ed avendo, di conseguenza, avuto Lui stesso l’opportunità di parlare agli altri, di incontrarli nella loro più profonda umanità, proprio facendosi scaldare la propria anima (e che anima!) dal sacro fuoco dell’arte.

(Franco Simone – Ottobre 2008)

 

 

 

Il mio "Dizionario dei Sentimenti" televisivo.

Dalla A di amicizia e amore alla V di vita, passando per la M di musica.

(di Franco Simone da "Raro" n. luglio 2010)

 

                                                               

 

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Ultimo aggiornamento: 24-11-11